AUTHOR: MATTEO M. MANNELLO

Language: Italian

Nei primi di Dicembre 2015, la Commissione Europea (EUCOM) – in concomitanza della COP21 a Parigi – ha approvato il Circular Economy Package, cioè delle nuove basi d’attuare per una transizione energetica basata sull’economia circolare. L’Europa, quindi, si impegna contribuendo a quello che definisce “closing the loop” al ciclo di vita dei prodotti. Si passa da un modello economico “usa e getta” (take-make-dispose) ad un modello che incentiva la “riparabilità, durabilità e riciclabilità” (reparability, durability, ricyclability).

Il motivo è presto detto: le risorse naturali non sono infinite e ce ne siamo accorti, almeno in Europa. La consultazione pubblica è stata aperta e per ora ha ricevuto circa 1500 risposte da parte di privati (45%), cittadini (25%), organizzazioni della società civili (10%) e autorità pubbliche (6%). Queste consultazioni hanno ispirato i lavori preparatori. Attraverso questa iniziativa legislativa si propongono criteri minimi da rispettare e la retribuzione dei produttori che attuano regimi commerciali verdi. Inoltre si incentiva l’eco-design e la trasformazione dei materiali di “scarto di un industria in materie prime di un’altra”.

Facendo un passo indietro, analizzare il quadro europeo cittadino, come quello di altri continenti o nazioni, fino ad ora non ha aiutato, mettendo in difficoltà i suoi territori. Il materiale riciclato dalle famiglie UE, infatti, è meno del 50%. L’Unione Europea quindi nel suo complesso perde di materiale riutilizzabile circa 590 milioni di tonnellate.

Le regole del pacchetto sull’Economia Circolare (Circular Economy Package) si prefiggono perciò diversi obiettivi da raggiungere entro il 2030. Tra i principali il riciclaggio di almeno il 65% dei rifiuti urbani e il 75% di quelli da imballaggio. Inoltre l’Europa si impegna a ridurre ad una quota massima del 10%  il collocamento dei rifiuti in discarica. Per attuare tali politiche bisogna però ristudiare gran parte dell’apparato legislativo europeo sui rifiuti.

Le istituzioni europee, attraverso gli Stati membri, dovranno garantire la sostenibilità degli obiettivi attraverso Fondi Strutturali che rispettino le gerarchie UE già in atto. Nella sfera del programma H2020 si propone, infatti, di sostenere le politiche di riciclo, durabilità e riparabilità, quindi contribuendo allo sviluppo del piano di lavoro 2015-2017 sulla progettazione ecocompatibile.

Inoltre per fermare definitivamente le spedizioni illegali di rifiuti verso paesi non UE, gli ispettori saranno dotati di poteri maggiori. Questi ultimi pianificheranno le ispezioni nei primi mesi del 2017. In aggiunta, saranno mantenute le restrizioni riguardanti le norme sul trasferimento transfrontaliero intra-UE. Da parte sua, la Commissione Europea cercherà poi di semplificare il più possibile le regole vigenti per sottoprodotti, cercando di creare maggiore parità tra i paesi membri.

Nell’ambito del recupero delle materie prime, si punterà alla promozione delle “best practice” e agli inserimenti di queste, per i settori industriali, nei documenti BREF (Best available techniques Reference document). Particolare attenzione sarà data ai settori quali le biomasse, bio prodotti, rifiuti alimentari, marini o prodotti della plastica, mirando alla creazione di un valore aggiunto reale. La plastica, per esempio, nonostante sia un materiale in crescita e molto utilizzato, oggi è riciclato solo al 25%.

Si può sostenere, quindi, che questo pacchetto oggi sia un grande passo avanti nel futuro dell’UE e di un sistema sempre più sostenibile.

Photo credit: www.europarl.europa.eu