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In questi ultimi anni la situazione del quadro geopolitico è cambiata molto. L’utilizzo del petrolio in  Occidente è diminuito rispetto a prima ed i paesi OSCE hanno avuto tendenza ad aumentare i prezzi delle risorse energetiche ( raddoppiati in 7 anni (1)). Le motivazioni  sono legate principalmente alle crisi economiche e industriali dell’occidente, ma soprattutto ad una crescita economica dei paesi asiatici emergenti e dei paesi al di fuori dell’area OSCE. L’energia diventa quindi un assicurazione economica importante per un qualsiasi territorio che propone  diverse interessi e  opportunità di mercato.

Oggi l’Europa è uno dei maggiori importatori al mondo di gas naturale e quindi è dipendente da esso. Da sola, infatti, l‘Europa rappresenta il 50% delle importazioni globali  puntando  allo stesso tempo a “garantire la sicurezza energetica in un mondo in continuo cambiamento” (2) . Sulla base delle previsioni effettuate per il periodo 2000-2050 (3), il gas sarà la prossimo risorsa fondamentale nel mondo prima della completa transizione verso un economia a maggioranza verde. Nei prossimi anni, quindi, il continente europeo avrà sempre più bisogno di energia per superare una naturale riduzione della produzione nazionale, sostenendo la domanda crescente e contribuendo così all’aumento di un offerta diversificata. A livello geo-politico l’Unione Europea rimane legata nella maggior parte dei casi a Russia e Ucraina. Se uno di questi due paesi entra in crisi (come è avvenuto nel 2007 e nel 2009), la sicurezza dell’approvvigionamento energetico europeo è in parte compromessa.
Decifrando gli aspetti complessi, possiamo comprendere meglio le dinamiche di dipendenza energetica che rendono, per esempio, più debole l’Europa dell’America nel quadro internazionale. L’Europa infatti paga 3-6 volte più il gas rispetto agli americani avendo delle politiche molto più restrittive sui temi di ricerca del sottosuolo. In questo contesto il tema della sicurezza energetica diventa importante, soprattutto per l’Unione europea, che muove una fitta rete di  interessi economici e relazioni diplomatiche.
Fino al 2011, oltre la metà del commercio mondiale di petrolio è stato assorbito dagli Stati Uniti, Unione Europea e Giappone (EJU), ma abbiamo visto in Europa la situazione è diversa da quella degli Stati Uniti (sia per dimensioni, risorse del territorio, situazioni storiche e relazioni internazionali).
Da qui poi dobbiamo considerare l’esistenza di un concetto di integrazione energetica. Cioè una politica prioritaria (diversi interessi legati tra di loro e integrati) delle economie moderne: infatti l’energia si può definire una delle “areas of key importance to the national interest, national prefer certainty, or the self-controlled uncertainty, of national self-relliance to the uncontrolled uncertainty of the understed blender [integration]“(4). In breve, se si può fornire energia per la propria nazione, possiamo creare più posti di lavoro e diversificare la base imponibile dovuta alla diminuzione dei prezzi all’importazione.
Ci dobbiamo render conto, quindi, che l’Unione europea è ormai un attore internazionale che dimostra la capacità di coordinare diverse leggi nella misura degli interessi economici comuni, ma purtroppo (o per fortuna per alcuni) non riesce ancora a parlare con una sola voce all’interno delle politiche energetiche internazionali. Nonostante questo però attraverso le relazioni diplomatiche e commerciali, l’Unione europea riesce ancora ad influenzare  la scelta dei russi in un rapporto economicamente interdipendente e non subire esclusivamente, una dipendenza energetica.

Alla fine, gli stati del mondo (UE, USA, Russia) cercano sempre di diversificare l’approvvigionamento energetico sia per soddisfare la crescente domanda del mercato in generale, ma anche di diversificare le risorse e raggiungere sempre di più un indipendenza energetica.

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Autore: Matteo M. Mannello
Lingua: Italiano
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Fonti:
1. Paolo Quercia, Antonio Villafranca, FMI, World Economic Outlook 2012, La politica estera dell’energia. L’Italia, la sicurezza energetica e gli interessi nazionali , progetto di ricerca congiunto ISPI e Fondazione Fare Futuropage34,http://www.paoloquercia.net/uploads/1/6/9/7/16973116/estratto_quercia_cap._1_sic._energetica.pdf
2. Ibid « la Cina diverrà il primo paese importatore di petrolio dal Medioriente. Europa resta geo-politicamente collegata all’importazione di petrolio all’aria ex sovietica quasi il 70% delle importazioni, anche se la crescita dei volumi dell’importazione lo scorso anno stata minima (+57 MBPd) rispetta quella cinese (+316 Mbpd) », La politica estera dell’energia. L’Italia, la sicurezza energetica e gli interessi nazionali, progetto di ricerca congiunto ISPI e Fondazione Fare Futuro, page 41
3. Commissione europea, COM (2014) 330 finale, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulla strategia europea per la sicurezza energetica, Bruxelles, Belgio, 2014/05/28, pagina 34
4. Stanley Hoffmann’s, Obstinate or obsolete? The fate of the nation-state and the case of Western Europe’ Daedalus Vol. 95, No. 3, Tradition and Change (Summer, 1966), pp. 882