Saudi Arabia Iran

Author: Carola Bennato (AE Blogger)
Language: Italian

L’Arabia Saudita, negli ultimi anni, è stata considerata un garante per la stabilità in Medio Oriente, e la recente intesa raggiunta sul nucleare con l’accordo di Ginevra tra le potenze  occidentali, i 5+1, e l’Iran, che ha sancito il rientro del paese sulla scena internazionale, ha evidentemente preoccupato l’altro colosso della regione. Riyad e Teheran si contendono,  infatti, il ruolo di potenza egemonica e di riferimento dell’area del Golfo, strumentalizzando,  a tale scopo, la religione: in Iran gli sciiti rappresentano tra il 90-95% della popolazione  mentre in Arabia Saudita i sunniti sono circa l’85%.  Le relazioni tra Iran e Arabia Saudita sono sicuramente peggiorate nell’ultimo decennio. Con Ahmadinejad abbiamo assistito ad un ritorno alla retorica rivoluzionaria incentrata sulla resistenza che aveva caratterizzato gli anni della rivoluzione dell’Ayatollah Khomeini. L’elezione di Rouhani ha aperto uno spiraglio di riconciliazione, che non ha eliminato tuttavia la strategia reciproca di indebolire l’altro per rafforzare se stessi. La rivalità tra Arabia Saudita e Iran ha radici storiche: a partire dal VII secolo i Persiani e gli Arabi si sono contesi la supremazia del Medio Oriente. La successiva creazione di una repubblica islamica in Iran ha creato una sfida alla legittimità dell’Arabia Saudita; gli Al Saud, infatti, rappresentano storicamente i guardiani dell’Islam in quanto protettori dei due luoghi sacri.
Le recenti rivolte arabe hanno indebolito il potere dello Stato sulle rispettive società, favorendo le influenze esterne nei rispettivi paesi. Queste hanno di fatto contribuito ad aumentare la tensione nell’area, in quanto le identità settarie sono diventate un punto di riferimento sovranazionale. Ma nello stesso tempo queste divisioni settarie sono utilizzate per realizzare gli obiettivi strategici dei vari giocatori, e offrire diverse interpretazioni dei conflitti, posizionandoli in una retorica geopolitica.In Siria, ad esempio, la sopravvivenza del regime di Assad è necessaria all’Iran al fine di mantenere un’influenza sul Paese. In Yemen, invece, la campagna aerea guidata dall’Arabia Saudita mira a colpire principalmente i ribelli Houthi, sospettati di essere supportati dall’Iran.Il settarismo è stato complicato dalla comparsa di Daesh, il cui atteggiamento provocatorio anti-sciita affronta l’Iran, e il cui carattere para-statuale e belligerante è una fonte di preoccupazione per l’Arabia Saudita.Il pretesto per l’attuale rottura delle relazioni diplomatiche è stato l’esecuzione della condanna a morte, da parte del regime saudita, dello Sceicco sciita Nimr Baqir al-Nimr, figura di spicco delle proteste contro la discriminazione sciita nel paese e zio del giovane Ali Mohammed al-Nimr, condannato a morte a 17 anni, il cui caso è stato oggetto della Risoluzione di Urgenza del Parlamento Europeo l’8 ottobre 2015.Il 10 gennaio 2016, la Lega Araba ha tenuto una riunione di emergenza per discutere gli attacchi contro la sede diplomatica saudita in Iran. Nella dichiarazione adottata, i membri dell’organizzazione hanno condannato l’Iran, ma allo stesso tempo hanno raccomandato di non intraprendere alcuna azione contro questo. La diplomazia internazionale deve prontamente intervenire per recuperare l’equilibrio  instabile della regione e normalizzare i rapporti tra i due colossi regionali.