di Davide Lorenzetto per Alternativa Europea Think Tank

Vorremo avere la sfera di cristallo e poter scommettere su quali saranno i temi più caldi da discutere nella prossima campagna elettorale per le elezioni europee. Proviamo a buttarne lì uno, che almeno sul piano economico dovrebbe essere uno dei cavalli di battaglia dei cosiddetti “sovranisti”, che io un po’ all’antica chiamo nazionalisti, perché mi ricordano i movimenti che, esattamente un secolo fa, hanno dato origine alla I guerra mondiale. Rispetto alle questioni economiche, tutto il dibattito italico ruota classicamente attorno a due problemi, che poi in realtà sono uno solo:

“l’Euro ci ha avvantaggiato o è servito alla Germania per spazzare via la nostra concorrenza?

Più o meno i sovranisti dicono (e i mercati ci puniscono ogni volta che qualche acuto ignorante solleva l’argomento):

siccome abbiamo una crescita bassa dobbiamo spingere l’economia con la creazione di debito pubblico [questa la loro interpretazione delle tesi di Keynes]. E siccome il debito pubblico poi non sappiamo come finanziarlo, dobbiamo poterlo monetizzare. Venderlo alla Banca d’Italia che una volta ci dava carta moneta spendibile. Il che significherebbe riprendersi la sovranità monetaria che l’euro ci ha tolto. Perché è notorio che con l’euro non si può stampare moneta a piacimento, come fanno gli Stati Uniti o il Giappone. Ergo, l’Europa deve anzitutto togliere il vincolo del 3% del PIL al deficit annuo di bilancio. In secondo luogo, la BCE deve comprare tutto il debito che facciamo, perché essa può stampare moneta. Se non fa così allora ci conviene uscire dall’Euro [sen. Borghi (Lega) docet]”.

Qualche settimana fa ci si è messo uno studio “scientifico” (?) tedesco a dire che l’Italia a causa dell’Euro ha perso in 20 anni un sacco di soldi.[1]Senza portare una serie di argomenti ad alta concentrazione di numeri, grafici, tabelle ed equazioni differenziali, potremmo ugualmente stroncare le tesi di tali alchimisti dell’economia, che hanno la stessa validità dell’esistenza della pietra filosofale.

Dunque, ragionando per assurdo, mettiamo il caso che sia vero ciò che viene affermato. Perché gli Stati Uniti (che “avrebbero” la piena sovranità monetaria) non stampano treni di dollari con cui finanziare il loro debito pubblico, così che la crescita del loro PIL passi dal già notevole 3% ad un più ragguardevole 6%. E, dato che l’appetito vien mangiando, perché accontentarsi? Facciamo lavorare la Fed e con un po’ di impegno in più arriviamo al 10%. Anzi, io starei su un più rotondo 20%. Sai che botto! Devono essere proprio stupidi quelli che non ci hanno mai pensato prima! A chi non piacerebbe incrementare il proprio reddito del 20,30 o 50% da un anno all’altro. È così facile! Questi americani – che hanno la sovranità monetaria – devono essere propri cretini.

In realtà resta sempre il Giappone, che di debito ne stampa in quantità svergognate: eppure non ci risulta che arrivi a tassi di crescita stellari, quali quelli che i sovranisti promettono.[2] Evidentemente non c’è una correlazione tra tasso di crescita e debito pubblico: almeno non magica come pensano loro. E non scomodiamo J.M. Keynes per ora, che ha diritto a riposare in pace dopo averci spiegato tante cose sacrosante di cui i suoi presunti studiosi hanno letto appena il frontespizio.

Quindi ricapitolando: o i sovranisti hanno trovato la pietra filosofale per trasformare la carta in ricchezza reale, oppure la tesi per cui il problema della scarsa crescita economica italiana è la perduta sovranità monetaria è una buffonata.

Giusto per chiarire: se è vero che l’Italia ha il terzo debito pubblico al mondo per grandezza in rapporto al PIL, come mai non siamo così ricchi da poter asfaltare le strade con l’oro?

Sì, il ragionamento per assurdo serve – come facevamo in geometria al liceo – a farti scartare la correlazione tra due variabili che si dimostrano totalmente indifferenti l’una all’altra. Però ci piacerebbe anche spiegare la parte positiva della faccenda, ossia perché c’è una correlazione favorevole tra avere una moneta uguale ad altri Stati, mantenere un basso tasso di debito pubblico, e crescita del PIL. Si tratta anzitutto di conoscere un minimo della teoria delle aree valutarie ottimali e se per l’Italia è conveniente aderire ad una moneta unica, e poi di capire cosa davvero ha sostenuto Keynes rispetto all’utilità del debito pubblico.


[1] Recensione allo studio: https://www.huffingtonpost.it/2019/02/25/grazie-alla-moneta-unica-ogni-tedesco-ha-guadagnato-23mila-euro-ogni-italiano-ne-ha-persi-75mila-lo-studio-del-cep_a_23677356/?ref=fbph&ncid=fcbklnkithpmg00000001&fbclid=IwAR2MuT4Z7FBWLMqd_7h-CK5vG_E9-SaS1wwztM7zj90d3yuUi1Wc8lCCTvM

Critica allo studio: https://www.linkiesta.it/it/article/2019/03/02/leuro-ha-fatto-male-allitalia-ecco-perche-e-una-bufala-colossale/41281/?fbclid=IwAR2AQdTYc3oNrne5PRaBGXbulhJ7dj4IurWwI7JDgiqpNBnCkhumnswuONk

[2] https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2019-02-14/giappone-modesta-ripresa-fine-2018-03percento-pil-095708.shtml?uuid=ABiPb8TB; https://www.indexmundi.com/g/g.aspx?v=66&c=ja&l=it