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L’idea del crowdfunding, come dice la parola stessa, si basa su un principio semplice: è l’insieme dei singoli (the crowd) che usa la rete per scegliere un determinato progetto da finanziare (funding), attraverso investimenti in denaro più o meno piccoli. Piattaforme online come Kickstarter, Indiegogo, Patreon o l’italiana Musicraiser lavorano per dare visibilità ad un progetto ancora non realizzato e metterlo in comunicazione con un potenziale pool di investitori, raggiungibili attraverso il web. Sono, in pratica, siti web aggregatori di domanda e offerta: da una parte c’è il creativo con un’idea, dall’altra il pubblico, che mettendo insieme un numero variabile di piccoli capitali può far diventare il progetto realtà, senza bisogno di intermediari. Questo modello di finanziamento dal basso sta avendo un successo crescente, in particolare nei settori creativi come quelli della musica, del cinema e della scrittura, che da una parte hanno sofferto più di altri l’avvento della crisi, e dall’altra vedono nel crowdfunding la possibilità di liberarsi dai vincoli imposti dalla grande distribuzione. L’industria culturale infatti – e non è certo una novità – aderisce da tempo ad un modello capitalista più attento al profitto che all’ampliamento delle possibilità espressive: il prodotto culturale che raggiunge la grande distribuzione è fatto su misura per incontrare il gusto di una maggioranza assuefatta ad una gamma ben definita di generi, dove c’è sempre meno spazio per la sperimentazione creativa individuale. Sei una cabarettista punk come Amanda Palmer? Una giornalista esperta di storia della musica elettronica costretta a scrivere articoli per clickbaiting? Vuoi fare un cortometraggio in cui rappresenti il movimento dei migranti come quello delle meduse? Invece di chiedere ad una major, puoi chiedere direttamente alle persone che vorrebbero vedere una cosa del genere. Per dirla in altre parole, prima se eri un pesce piccolo o ti facevi mangiare da un pesce grande (l’establishment) oppure continuavi a nuotare in una boccia vuota; adesso il crowdfunding ti regala – bless you internet – almeno il posto in un acquario.

Come funziona

Ma in che modo il finanziatore – detto in gergo backer – può sostenere un progetto?
Le piattaforme di crowdfunding, in questo senso, possono essere raggruppate a seconda della modalità di intervento che scelgono per i backers:
REWARD-BASED. La modalità del reward (la più diffusa) prevede che il backer investa una determinata somma di denaro a cui corrisponde un “premio” proporzionato. Per esempio, con meno di 5 dollari si poteva avere il download digitale dell’album di Amanda Palmer; ma per 5000 dollari oltre ad avere il CD, il vinile, una serie smisurata di merchandise e varie opere d’arte fatte a mano dalla musicista, ti assicuravi una festa privata con concerto organizzata da lei a casa tua (è successo a 34 persone). Il promotore del progetto inizialmente stabilisce un target da raggiungere in un determinato lasso di tempo; una volta che il tempo è passato, se il budget è stato coperto i soldi vanno al promotore, in caso contrario tornano ai backers. Funzionano così Kickstarter e Indiegogo, ma anche le italiane Musicraiser, Limoney ed Eppela.
DONATION-BASED. È la modalità più simile alla classica beneficenza. Viene utilizzata specialmente dalle organizzazioni no profit per finanziare progetti di natura sociale, senza scopo di lucro. Il backer non ha nulla in cambio, ma partecipa per promuovere un’azione in cui crede. Wikipedia, ad esempio, si avvale di questo sistema (presente il banner in alto che chiede di donare?); Student Funder, invece, è una piattaforma che aiuta gli studenti a ripagare i debiti contratti per pagare gli studi.
EQUITY-BASED e LENDING-BASED. Nel caso dell’equity, il backer non riceve beni o servizi ma una quota di proprietà del progetto in cui investe. Meno comune nel campo delle arti, questa modalità riguarda principalmente i progetti legati alla fondazione o al rifinanziamento di un’azienda, e le possibilità di intervento sono regolate dalle legislazioni nazionali. Adottano questo modello CrowdFundMe, StarsUp e Siamo Soci, tra gli altri. Affine è il modello lending, che interviene sul micro-prestito a individui o a imprese, come fa ad esempio Smartika.
MODELLO IBRIDO. Tutte le piattaforme che rientrano a vario titolo nelle categorie precedenti, ibridandole. Ad esempio, Produzioni dal Basso (la prima azienda di crowdfunding fondata in Italia) permette all’utente di caricare un progetto in autonomia, senza pre-approvarlo, e l’utente può anche scegliere la modalità di finanziamento (donazione o reward-based). Oltreoceano, Patreon fa una cosa molto carina: ogni backer decide di puntare non su un progetto specifico, ma su un artista, che riceverà il compenso deciso dal backer ogniqualvolta produce “una cosa” (una canzone, un fumetto, un pezzo di scrittura: quello che vuole). Il backer si gode l’arte, e paga lo stipendio dell’artista.