AE and its partners! Today read “Erasmusness” from Angry Italian.

AUTHOR:  PAOLA MAZZITELLI

Language: Italian

Erasmus parte I
Capitolo I: prima settimana
La prima settimana dello studente erasmus medio è caratterizzata da una lunga serie di faccende burocratiche da sistemare rispettando le scadenze. Senza sapere come.
Timbro dell’Università ospitante, firme, tutor erasmus, Ufficio relazioni internazionali e Learning. Learning. La parola più pronunciata in assoluto. A casa mia non si faceva altro che parlare di Learning.
“Ciao, da dove vieni?”
“Ma tu hai compilato il Learning?”.
“Oh ciao ma tu poi il Learning l’hai fatto firmare?”
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L’incubo.
Le aspettative del Learning sono altissime: 5 esami in 5 mesi. Concentrazione al massimo solo per riuscire ad incastrare tutte le lezioni con un orario senza troppi accavallamenti, per evitare di ricorrere al dono dell’ubiquità. Altro sforzo psico-fisico per trovare la corrispondenza esatta dei crediti senza dover integrare al rientro, far combaciare le materie italiane con quelle proposte dall’uni ospitante. Solo alla fine, se sei fortunato, sarai onorato della firma del tutor per ottenere la convalida. Oppure, se sarai meno fortunato, dovrai rifare il Learning minimo 4-5 volte.
Dopo la scelta degli esami da seguire – e da eliminare – inizia la fase dell’auto-supporto emotivo: “Io sono qui per studiare, devo imparare la lingua e fare tutti gli esami che mi sono prefissato”.
Naturalmente l’autostima inizia ad abbassarsi lentamente in maniera proporzionale a quante più persone incontri. Più studenti conosci e più ti rendi conto che l’unico che conosce solo l’italiano sei tu. Meno male che mastichi qualcosa di inglese, per fare bella figura, su Instagram, con gli hashtag.
L’autostima continua ad abbassarsi anche man mano che incontri le prime difficoltà: come si paga la bolletta in questo paese, “come si dice “detersivo”, dove faccio la spesa, dove trovo una copisteria, “voglio il sugo di mamma”…
Inoltre c’è chi, come me, ha avuto anche difficoltà a trovare una connessione wi-fi. Sì, nel 2015. Ma ora mi sento invincibile, credo che essere sopravvissuta a 10 giorni senza connessione sia stata una grande prova di coraggio – e colgo l’occasione per ringraziare i vicini, che mi hanno gentilmente e inconsapevolmente prestato la connessione nel momento del bisogno.
Insomma, la prima settimana è la settimana dell’immatricolazione, della compagnia telefonica nuova, dell’Ufficio Relazioni Internazionali, della ricerca della casa perfetta, dei coinquilini nuovi.

Capitolo II : I coinquilini
“Io non voglio vivere con Italiani. Lo scopo dell’erasmus è imparare la lingua e arricchirsi con interscambi culturali. I miei coinquilini saranno fighissimi, conosceranno inglese, spagnolo e tedesco così in casa potrò continuamente fare esercizi di listening comprehension twenty-four hours a day. Andrò solo alle feste erasmus perché così conosco gente nuova proveniente da tutto il mondo; e poi avrò nuovi amici con cui non parlerò italiano”.
E poi certo, certo che ci vai alle feste erasmus, ma con i tuoi nuovi coinquilini italiani. E stai con gli italiani. E dici che l’Italia non ti manca e ti lamenti con loro che tutto è migliore ora che sei lontano dalla madrepatria, Come se tu, in fondo, non fossi italiano. No, perché tu sei ERASMUS.

Capitolo III: Tu sei l’erasmus
Tu sei “l’erasmus”. Per ora sei l’erasmus che va a lezione. Che punta la sveglia alle 8, prende appunti, si alza in piedi e sorride quando il prof lo presenta alla classe. “I ragazzi erasmus”. Sì, è un po’ come una confraternita, proprio come in quei film americani dove c’è la Phi Beta Kappa o c’è l’élite dei giocatori di football, delle cheerleader, dei cervelloni… e qui ci siamo noi: GLI ERASMUS.
Per ora sei l’erasmus che è motivato a fare i suoi 30 crediti a semestre.
Quello che segue diligentemente tutte le lezioni, anche quelle che non ha nel Learning – perché più ne segue, prima impara la lingua. Inizia a comprare i libri, gli evidenziatori, le penne, i quaderni. Si iscrive a tutti i corsi extracurriculari, teatro, musica, lettura, spagnolo, inglese. Tutte le lingue. Perché – ricordati che l’autostima si era abbassata – i tedeschi conoscono 3 lingue, i francesi 2, gli svedesi 3 e noi italiani proviamo a non sbagliare gli hashtag.
Sei l’erasmus che inizia a condividere su Facebook le canzoni locali e fa finta pure di cantarle, compra la felpa con lo stemma della nuova università, e va in giro ad assaggiare tutti i piatti tipici per pubblicarli su Instagram.
Ti impegni. Veramente. Le intenzioni sono buone. Ma poi l’amico erasmus ti fa “andiamo a farci una birra stasera? Dai siamo in erasmus!” ed è così che inizia l’Erasmus parte II….

Erasmus parte II

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La parte dove le telefonate a mamma per chiedere come fare la lavatrice diventano le telefonate a mamma alle 3 di pomeriggio, appena sveglia, con la voce di un vecchietto raffreddato: “tutto bene. Saluti a papà”.
Il corso di lingua non serve più perché tanto ormai sappiamo dire “Hola!” e “Hi!” e se poi ci attacchiamo anche qualche frase imparata dalle canzoni sembriamo quasi madrelingua.
I professori iniziano a dimenticarsi che c’era il ragazzo erasmus nel loro corso, ormai non lo vedono neanche più alle lezioni pomeridiane.
Smetti di improvvisarti master chef cucinando piatti sofisticati e inizi a fare la tessera fedeltà al fast food sotto casa dove con ogni panino la birra è gratis.
E inizi a ritrovarti taggato nelle foto di “WineFest” senza ricordarti come e quando sei arrivato in quel locale.
Però il messaggino alla nonna non lo dimentichi. Quello non manca mai. “Buona Domenica e buon pranzo”. Peccato che lo invii di Sabato, alle 16 e 23.

Erasmus parte III
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E poi c’è la depressione post-erasmus. La parte dove ti rendi conto che l’erasmus è la cosa più bella che ti sia potuta capitare, l’esperienza di vita più completa in assoluto. La parte dove piangi perché non vuoi tornare, perché è diventato uno stile di vita: un’occasione per arricchirti giorno per giorno a contatto con una realtà nuova e diversa. La parte dove pensi che è durato troppo poco, ma che durate quel troppo poco sei cresciuto più di quanto ti saresti aspettato, più di quanto i crediti del tuo Learning prevedessero…

Questa si chiama Erasmus-sickness, ed è un’altra storia.