8188824613_037d664dc0_zphoto credit  Alan Levine

AUTHOR: MARCO A. FUSARO

Language: Italian

La sharing economy è un fenomeno in continua espansione, uno dei settori innovativi più dinamico all’interno del processo di trasformazione digitale in atto nell’Unione Europea. Soltanto per farsi un’idea: se si considera che il 68% degli adulti a livello globale è disposto a condividere o noleggiare beni, si comprende la portata di questo nuovo modello economico che potrebbe portare ad un valore aggiuntivo stimato complessivamente tra lo 0,25% e l’1% del PIL di ciascun Paese, secondo quanto riportano i dati di Credit Suisse[1]. Questi dati non possono essere presi alla lettera, ma indicano con certezza lo straripante potenziale economico, ancora solo parzialmente sfruttato, della sharing economy. Per questo motivo, nelle istituzioni europee, anche se con colpevole ritardo e dopo numerosi interventi dei tribunali nazionali (vedi i casi di Francia, Belgio, Italia e Olanda), si sta da alcuni mesi discutendo sulla necessità di una disciplina e di una regolamentazione della sharing economy e delle piattaforme online.

L’obiettivo comune, come emerge anche nel testo della relazione di iniziativa Gebhardt-Kallas, approvato lo scorso gennaio dal Parlamento Europeo, è quello di creare un quadro europeo che stabilisca normative legislative e non legislative capace di garantire un level playing field fatto di regole eque per consumatori e piattaforme digitali.

Dopo vari mesi dalla pubblicazione della Comunicazione della Commissione sulla realizzazione del Mercato Unico Digitale, sembra che lentamente qualcosa si muova sul delicato tema della sharing economy. Entrando nel merito, secondo quanto riportato da Bloomberg[2], la soluzione scelta dalla Commissione sembra quella di cercare di chiarire se esista un conflitto tra le norme nazionali e quelle europee che possa avere un impatto negativo per lo sviluppo della sharing economy e delle sue attività economiche. Nel caso si ponga tale conflitto, la stessa Commissione Europea sarà garante del rispetto delle norme europee, considerate spesso più concorrenziali, garantendo un minimo di armonizzazione a livello comunitario. Al momento si esclude, ma non c’è da stupirsi vista la scarsa propensione a legiferare del Collegio dei commissari Juncker, la possibilità di proporre un nuovo regolamento o una nuova direttiva quadro che disciplini tutta la materia.

Il secondo indizio proviene dalla Francia. Lunedì 7 gennaio, il deputato francese Pascal Terrasse ha presentato al primo ministro Manuel Valls un rapporto sull’economia collaborativa[3]; questo testo tocca molte delle criticità della sharing economy (la protezione sociale dei lavoratori delle piattaforme, le questioni fiscali e i diritti dei consumatori) e propone un approccio normativo “soft”, ovvero l’idea di non stabilire nuove regole, ma di cercarle nel framework normativo esistente. Un approccio che pare simile a quello che intende intraprendere la Commissione Europea.

Dunque, due indizi fanno una prova. Adesso si attendono ulteriori sviluppi normativi. In primis, a livello italiano, è attesa in tempi rapidi la proposta di legge sulla “Disciplina delle piattaforme digitali per la condivisione di beni e servizi e disposizioni per la promozione dell’economia della condivisione” a firma della giovane deputata del PD, Veronica Tentori, presto disponibile online.

Dal canto suo, l’Unione non può permettersi di perdere la partita del digitale; per questo sarà necessaria una regolamentazione della sharing economy che sia equa ed innovativa, ma soprattutto uniforme a livello europeo. La frammentazione del mercato interno anche in questa materia sarebbe un serio errore che cittadini e imprese innovative europee non perdonerebbero a istituzioni dell’Unione già alquanto impopolari.

Fonti:

[1] http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2015/11/23/lex-sharing-economy-ora-on-demand-vale-l1-del-pil-molto-rumore-per-nulla/ (consulted on 10.02.16)

[2] http://www.bloomberg.com/news/articles/2016-01-13/eu-courts-shared-economy-boom-as-nations-scrap-over-regulations (consulted on 13.01.16)

[3] http://www.lesechos.fr/economie-france/budget-fiscalite/021679315764-le-rapport-terrasse-propose-dencadrer-et-de-developper-leconomie-collaborative-1198278.php#