l' Europa riparte da Ventotene

L’ Europa riparte da Ventotene, 75 anni dopo

#AE Reading with our partner from Angry Italian by Matteo Guidi

Si sono dati appuntamento proprio là, a Ventotene. Renzi, Hollande e Merkel, si sono incontrati giorni fa per discutere dei temi scottanti dell’Europa. Brexit, immigrazione, recessione economica, ma anche difesa comune e maggior integrazione saranno gli argomenti della conversazione, da tenersi a bordo della portaerei “Garibaldi”. Ma perché proprio a Ventotene? Come mai i più importanti leader europei hanno scelto per il loro incontro proprio un isolotto al largo di Latina?

Per avere una risposta a questa domanda bisogna andare un po’ indietro nel tempo, fino agli anni ‘40. In Italia era l’epoca del fascismo, in Europa della guerra. A Ventotene, che ospitava una prigione (chiusa nel ’55), il regime mandava in confino i dissidenti politici. Così accadde che su quell’isola, era l’estate del ’41, alcuni oppositori al fascismo si ritrovarono a discutere di politica, di Italia e di Europa, e insieme decisero di scrivere in segreto un pamphlet diventato poi celebre. Oggi lo conosciamo col nome di “Manifesto di Ventotene, appunto. In realtà il titolo originale dell’opera era “Per un’Europa libera e unita. Progetto di un manifesto. Gli autori: Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Ursula Hirschmann, al tempo compagna di Eugenio Colorni, che curerà poi la pubblicazione dell’opera nel 1944.

Eppure il “Manifesto” di Spinelli e soci non era il frutto di puro idealismo. Al contrario disegnava un piano d’azione per mettere fine una volta per tutte alle guerre tra europei. Secondo gli autori il nazionalismo avrebbe dovuto essere abbandonato in nome della pace e della collaborazione tra Stati. Anzi, di più: le nazioni europee avrebbero dovuto dar luce a uno stato federale sul modello degli Stati Uniti d’America.

Si trattava di un programma politico vero e proprio. Per questo, quando cominciò a circolare liberamente al termine della guerra, il pamphlet nato a Ventotene diventò subito famoso come una delle pietre miliari dell’Europa unita. Colorni ha scritto nella prefazione che “la contraddizione essenziale, responsabile delle crisi, delle guerre, delle miserie e degli sfruttamenti che travagliano la nostra società, è l’esistenza di Stati sovrani”, che inevitabilmente considerano “gli altri Stati come concorrenti e potenziali nemici”. Parole che da sole fanno luce più di ogni possibile spiegazione sulle convinzioni dei redattori del testo.

In quanto federalisti, Spinelli e gli altri firmatari del “Manifesto” avevano in mente la costruzione di un unico Stato europeo. Un progetto che può sembrare parecchio distante se confrontato alla realtà attuale. All’indomani della Brexit, con la crisi economica che ancora si fa sentire – specie nei paesi mediterranei -, l’euroscetticismo che dilaga e le destre neonazionaliste che guadagnano voti, parlare di Stati Uniti d’Europa sembra solo controproducente. Ma forse il punto sta proprio qui. Ormai si dice che l’Europa ha perso lo slancio iniziale, quell’entusiasmo che accompagnava i primi passi della comunità europea. Oggi forse servirebbe un nuovo “Manifesto”, per rilanciare un ideale – oltre che un progetto – d’Europa che ci sembra perduto. Rileggendo anche solo brevi stralci del testo si resta sbalorditi davanti al coraggio e alla visione di chi scriveva nel mezzo della guerra, sotto il fascismo. Nel ’41 parlare di Stato europeo era sicuramente ben più assurdo che farlo ora.

Al di là dei progetti sulla carta, che siano federalisti o meno, quello che servirebbe oggi all’Unione europea è trovare un’idea comune che animi i suoi molteplici popoli. Altrimenti, per come è (mal) interpretato attualmente, il progetto unitario rischia di crollare al suolo come un castello di carte, causando però molto più rumore. La delusione della Brexit non deve fermare il percorso di integrazione, al contrario potrebbe segnare un’opportunità per innalzare il livello della cooperazione tra Stati ormai sempre più interdipendenti tra loro.

Per tutti questi motivi (anche simbolici) Renzi, Merkel e Hollande hanno scelto di incontrarsi al largo di Ventotene. L’Unione deve per forza di cose ripartire da questa particolare alleanza tra Germania, Francia e Italia, i più importanti paesi europei, specie dopo la Brexit. Una sorta di triumvirato che dovrebbe limare le discordanze fra i “tre grandi” e facilitare così gli accordi a 28 Stati.

Settantacinque anni dopo, l’Europa riparte da Ventotene. La speranza è che non sia solo retorica.